IN CUCINA – LUGLIO 2014

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ALIMENTAZIONE

COME si ALIMENTANO
i MONACI TIBETANI?

Peter Kelder – I cinque tibetani – Ed. Mediterranee

È molto intrigante la forte relazione tra la biochimica studiata dalla scienza occi- dentale e l’antica saggezza che, in qualche lontano angolo del pianeta, da secoli e secoli si avvale di figure, simboli e spiritualità per spiegare gli stessi fenomeni.

Due modi di interpretare uno stesso mondo, che possono arricchirsi e impreziosirsi a vicenda.

Se in occidente la teoria sulle combinazioni alimentari non data oltre il secolo e mezzo, essa è parte integrante della saggezza e ricerca dei monaci tibetani i quali, sulle vette amene dove vivono, hanno imparato come condurre la vita indirizzata al pieno potenziale di benessere spirituale, mentale e fisico.

La figura dei lama tibetani affascina molte persone, spesso influenzate da immagini più o meno folkloristiche come meditazione, levitazione, o estrema capacità di resistenza al freddo. Andando oltre i luoghi comuni, ai monaci tibetani riconosciamo grande dirittura morale, capacità di dominio su se stessi, saggezza, insegnamento, tradizione, armonia, carattere, pace.

Come riescono i lama a raggiungere questo stadio? Sicuramente attraverso intenso studio, pratica, esercizi e disciplina. Tutto ciò li ha condotti a sviluppare una conoscenza profonda del forte rapporto tra il corpo umano e la natura che lo circonda.

La domanda sorge spontanea: come si alimentano i monaci del Tibet?

 

La risposta è racchiusa nel libro “I cinque tibetani”, di P. Kelder, che dedica un intero capitolo alle abitudini alimentari di un monastero sulle pendici dell’Himalaya.

La sapienza racchiusa negli antichi monasteri del Tibet si è consolidata nel lento scorrere del tempo ed è diventata una conoscenza aperta. Questa sapienza, insieme a diverse discipline, tocca anche l’alimentazione che contribuisce a sviluppare salute, forza mentale e fisica. Alla base ci sta una parola d’ordine che in occidente abbiamo forse abbandonato: semplicità. Ne derivano regole – non imperative – che possono risultare utili per chiunque voglia sperimentarle.

L’alimentazione dei monaci tibetani ruota attorno ai concetti di equilibrio e di armonia con la natura. Ecco perché si interessano anche delle varie fasi di preparazione degli alimenti, a partire dalla coltivazione. Ciò aumenta la consapevolezza del cibo come strumento per il sostentamento ed il benessere; percezione che invece si perde con l’abitudine di trovare gli alimenti pronti sugli scaffali del supermercato.

A tavola i monaci mangiano lentamente, dando importanza ad ogni momento del pasto, compresa la masticazione. La dieta che hanno sviluppato nel corso del tempo li porta a consumare cibi integrali, in una alimentazione di stampo vegetariano; in ogni caso, essi raccomandano di evitare la carne di maiale.

I grassi come il burro fanno parte della loro dieta, ma mai in grandi quantità. Le principali fonti di energia sono allora i carboidrati e le proteine, che però i monaci non assumono durante lo stesso pasto, perché preferiscono assumere una sola qualità di cibo alla volta.

I monaci tibetani, infatti, spiegano che la digestione degli amidi interferisce con quella delle proteine, e ciò può portare ad uno spreco di energia e a una diminuzione della qualità della vita. Concentrarsi su un solo tipo di cibo per volta può sembrare banale e riduttivo, ma il benessere che deriva da questa situazione va oltre l’iniziale sensazione di rimpianto per la varietà “perduta”.

Per addolcire i cibi i monaci tibetani non ricorrono allo zucchero raffinato, e si orientano piuttosto sul miele o su altri dolcificanti naturali. In ogni caso, sconsigliano il consumo di dolci in chiusura dei pasti.

Per quanto riguarda il caffè, essi lo consumano senza l’aggiunta di zucchero o latte; comunque consigliano di eliminarlo dalla dieta qualora provocasse dei disturbi.

Infine, le uova meritano un cenno particolare: i saggi tibetani ne consumano in abbondanza, perché molto nutrienti, ma spesso si limitano solo al tuorlo. L’albume – sostengono – è utilizzato soprattutto dai muscoli, e per questo è riservato a quando si affrontano sforzi fisici.

A quanto pare, l’arte e la conoscenza acquisite nei secoli dai monaci tibetani li hanno portati a sviluppare un pensiero molto somigliante ai consigli illustrati da IoVivoLeggero. Un motivo in più per cominciare con entusiasmo

e interesse!

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